giovedì 13 marzo 2014
Il principio di tutte le cose
“La forza bruta schiaccia molte piante. Eppure le piante si risollevano.
Le Piramidi non durano un momento in paragone alle margherite. E, prima
che Budda o Gesu’ parlassero, l’usignolo gia’ cantava, e molto dopo che
le parole di Gesu’ e Budda saranno svanite nell’oblio, l’usignolo
cantera’ ancora, poiche’ il suo canto non e’ ne’ predica, ne’ comando,
ne’ esortazione. E’ solo canto, e in principio non c’era il Verbo, ma il
cinguettio.” - David Herbert Lawrence.
mercoledì 12 marzo 2014
L'eterno
L'altra notte vidi l'eternità
come un grande anello di luce pura ed infinita,
tutta calma quanto era lucente;
ed intorno e sotto a lei il tempo in ore, giorni ed anni
spinto dalle sfere
si muoveva come una grande ombra; nella quale il mondo
e tutto il suo corteggio erano trascinati
Harry Vaughan
come un grande anello di luce pura ed infinita,
tutta calma quanto era lucente;
ed intorno e sotto a lei il tempo in ore, giorni ed anni
spinto dalle sfere
si muoveva come una grande ombra; nella quale il mondo
e tutto il suo corteggio erano trascinati
Harry Vaughan
G.L.
| XXVIII - A SE STESSO |
|
Or poserai per sempre, Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, In noi di cari inganni, Non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, nè di sospiri è degna La terra. Amaro e noia La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta omai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non donò che il morire. Omai disprezza Te, la natura, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto. |
mercoledì 26 febbraio 2014
A.G.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi
vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è
abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
11 febbraio 1917
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
11 febbraio 1917
mercoledì 12 febbraio 2014
Cultura, pensieri e lingua
"Mentre si deve riconoscere la profonda influenza che la cultura ha sul pensiero, non si deve esagerare la parte che nel foggiare i pensieri ha la lingua."
D. Hofstadter
giovedì 16 gennaio 2014
Sul piatto azzurro del cielo
Sul piatto azzurro del cielo
C'è un fumo melato di nuvole gialle,
La notte sogna. Dormono gli uomini,
L'angoscia solo me tormenta.
Intersecato di nubi,
Il bosco respira un dolce fumo.
Dentro l'anello dei crepacci celesti
Il declivio tende le dita.
Dalla palude giunge il grido dell'airone,
Il chiaro gorgoglio dell'acqua,
E dalle nuvole occhieggia,
Come una goccia, una stella solitaria.
Potere con essa, in quel torbido fumo,
Appiccare un incendio nel bosco,
E insieme perirvi come un lampo nel cielo.
S. Esenin
ed alla sua capacità d'insegnarci la vita ed il sublime
sabato 21 settembre 2013
La pace perpetua, l'eterno riposo
Articolo 2
Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter
essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione.
Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere
(patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può
comandare o disporre. L’incorporar essa, che anche come razza (Stamm)
ha radici proprie, in un’altra quale innesto significa sopprimerne
l’esistenza come persona morale e di questa fare una cosa; il che è in contraddizione coll’idea di contratto originario senza di cui non può |25|
concepirsi alcun diritto su d’un popolo
[1]
. In quali pericoli il pregiudizio
di un simile modo d’acquisto abbia messo l’Europa, dacché le altre parti
del mondo mai lo conobbero, è a tutti noto. Che anche gli Stati possano
sposarsi è un nuovo ramo d’industria creato per rendersi, in parte, strapotenti col mezzo di alleanze dinastiche senza dispendio di forze, e in
parte per allargare in tal modo i possedimenti. Anche l’assoldamento
delle truppe di uno Stato ad un altro contro un nemico non comune ed
entrambi è da mettersi nella stessa categoria; giacché con ciò si fa uso ed
abuso dei sudditi come di cose trattabili a capriccio.
Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter
essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione.
Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere
(patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può
comandare o disporre. L’incorporar essa, che anche come razza (Stamm)
ha radici proprie, in un’altra quale innesto significa sopprimerne
l’esistenza come persona morale e di questa fare una cosa; il che è in contraddizione coll’idea di contratto originario senza di cui non può |25|
concepirsi alcun diritto su d’un popolo
[1]
. In quali pericoli il pregiudizio
di un simile modo d’acquisto abbia messo l’Europa, dacché le altre parti
del mondo mai lo conobbero, è a tutti noto. Che anche gli Stati possano
sposarsi è un nuovo ramo d’industria creato per rendersi, in parte, strapotenti col mezzo di alleanze dinastiche senza dispendio di forze, e in
parte per allargare in tal modo i possedimenti. Anche l’assoldamento
delle truppe di uno Stato ad un altro contro un nemico non comune ed
entrambi è da mettersi nella stessa categoria; giacché con ciò si fa uso ed
abuso dei sudditi come di cose trattabili a capriccio.
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