mercoledì 26 febbraio 2014

A.G.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

mercoledì 12 febbraio 2014

Cultura, pensieri e lingua

"Mentre si deve riconoscere la profonda influenza che la cultura ha sul pensiero, non si deve esagerare la parte che nel foggiare i pensieri ha la lingua."

D. Hofstadter

giovedì 16 gennaio 2014

Sul piatto azzurro del cielo

Sul piatto azzurro del cielo
C'è un fumo melato di nuvole gialle,
La notte sogna. Dormono gli uomini,
L'angoscia solo me tormenta.

Intersecato di nubi,
Il bosco respira un dolce fumo.
Dentro l'anello dei crepacci celesti
Il declivio tende le dita.

Dalla palude giunge il grido dell'airone,
Il chiaro gorgoglio dell'acqua,
E dalle nuvole occhieggia,
Come una goccia, una stella solitaria.

Potere con essa, in quel torbido fumo,
Appiccare un incendio nel bosco,
E insieme perirvi come un lampo nel cielo.

S. Esenin
ed alla sua capacità d'insegnarci la vita ed il sublime

sabato 21 settembre 2013

La pace perpetua, l'eterno riposo

Articolo 2

Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter
essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione.


Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere
(patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può
comandare o disporre. L’incorporar essa, che anche come razza (Stamm)
ha radici proprie, in un’altra quale innesto significa sopprimerne
l’esistenza come persona morale e di questa fare una cosa; il che è in contraddizione coll’idea di contratto originario senza di cui non può |25|
concepirsi alcun diritto su d’un popolo
[1]
. In quali pericoli il pregiudizio
di un simile modo d’acquisto abbia messo l’Europa, dacché le altre parti
del mondo mai lo conobbero, è a tutti noto. Che anche gli Stati possano
sposarsi è un nuovo ramo d’industria creato per rendersi, in parte, strapotenti col mezzo di alleanze dinastiche senza dispendio di forze, e in
parte per allargare in tal modo i possedimenti. Anche l’assoldamento
delle truppe di uno Stato ad un altro contro un nemico non comune ed
entrambi è da mettersi nella stessa categoria; giacché con ciò si fa uso ed
abuso dei sudditi come di cose trattabili a capriccio.

lunedì 16 settembre 2013

L'inferno

« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. » (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

sabato 14 settembre 2013

A clock without a craftsman

« La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine. Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio; che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione. » (Richard Dawkins, L'orologiaio cieco)

mercoledì 4 settembre 2013

Il Dottore

«Da oggi assumo la direzione dell’ufficio politico. Voi saprete tutti che io fino a ieri mi sono occupato di assassinii, e con un certo successo.
Non è senza significato che abbiano destinato proprio me, in questo momento, alla direzione dell’Ufficio Politico.

Ciò è stato deciso poiché tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni, che tendono addirittura a scomparire. Questo scrivetevelo bene nella memoria: sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo; sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale.
Nella città che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi di recidere.
Che differenza passa tra una banda di rapinatori che assaltano un istituto bancario e la sovversione organizzata, istituzionalizzata, legalizzata? Nessuna. Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi, e cioè al rovesciamento dell’attuale ordine sociale.
  • Seimila prostitute schedate.
  • Un aumento del 20% di scioperi e di occupazioni di edifici pubblici e privati.
  • Duemila case d’appuntamento accertate.
  • In un anno trenta attentati dimostrativi contro la proprietà dello stato.
  • Duecento stupri in un anno.
  • Cinquantamila studenti delle scuole medie in corteo per le vie delle città.
  • Un aumento del 30% delle rapine e degli assalti alle banche.
  • Diecimila schedati in più fra le file dei sovversivi.
  • Seicento omosessuali schedati.
  • Più di settanta gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
  • Un aumento del 50% delle bancarotte fraudolente e dei protesti cambiari.
  • Un numero indescrivibile di riviste politiche che invitano alla rivolta.
L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo…
Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere.
La repressione è il nostro vaccino!
Repressione è civiltà!»