mercoledì 26 febbraio 2020

Next year the grave grass will cover us

Next year the grave grass will cover us.
We stand now, and laugh;
Watching the girls go by;
Betting on slow horses; drinking cheap gin.
We have nothing to do; nowhere to go; nobody.
Last year was a year ago; nothing more.
We weren't younger then; nor older now.
We manage to have the look the young men have;
We feel nothing behind our faces, one way or other.
We shall probably not be quite dead when we die.
We were never anything all the way; not even soldiers.
We are the insulted, brother, the desolate boys.
Sleepwalkers in a dark and terrible land,
Where solitude is a dirty knife at our throats.
Cold stars watch us, chum
Cold stars and the whores.

K. PATCHEN

mercoledì 27 novembre 2019

Pretended identities

We are what we pretend to be, so we must be careful what we pretend to be.

K. Vonnegut, Mother Night, p.5

lunedì 18 novembre 2019

Lo stoicismo contemporaneo

You are so brave and quiet I forget you are suffering.

E. Hemingway, Farwell to Arms

lunedì 8 luglio 2019

Abilità

Ability: n. The natural equipment to accomplish some small part of the meaner ambitions distinguishing able men from dead ones. In the last analysis ability is commonly found to consist mainly in a high degree of solemnity. Perhaps, however, this impressive quality is rightly appraised; it is no easy task to be solemn.

A. Bierce, the Devil's Dictionary, 1906

domenica 7 aprile 2019

Eroina

Come potrò dire
a mia madre
che ho paura?
La vita,
il domani,
il dopodomani
e le altre albe
mi troveranno
a tremare
mentre
nel mio cervello
l’ottovolante della critica
ha rotto i freni
e il personale
è ubriaco.
Ho paura,
tanta paura,
e non c’è nascondiglio possibile
o rifugio sicuro.
Ho licenziato
Iddio
e buttato via una donna.
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
Come potrò 
dire a mia madre
che ho paura?
La vita,
il suo motivo,
e il cielo
e la terra
io non posso raggiungerli
e toccare…
Sono sospeso a un filo
che non esiste
e vivo la mia morte
come un anticipo terribile.
Mi è stato concesso
di non portare addosso
vermi
o lezzi o rosari.
Ho barattato
con una maledizione 
vecchia ma in buono stato.
Fu un errore.
Non desto nemmeno
più la pietà
di una vergine e non posso
godere il dolore
di chi mi amava.
Se urlo chi sono,
dalla mia gola
escono deformati e trasformati
i suoni che vengono sentiti
come comuni discorsi.
Se scrivo il mio terrore,
chi lo legge teme di rivelarsi e fugge
per ritornare dopo aver comprato
del coraggio.
Solo quando
scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
avrò un premio.
Sarò citato
di monito a coloro
che credono sia divertente
giocare a palla
col proprio cervello
riuscendo a lanciarlo
oltre la riga
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre
che ho paura?
Insegnami, 
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
                                                    da quello della mia vigliaccheria. 
Riccardo Mannerini

sabato 6 aprile 2019

Accendersi postumi come una parola

«Si oscura la vista.
La mia forza sono due occulti dardi  adamantini.
Si confonde l’udito per il tuono lontano della casa paterna che respira.
Dei duri muscoli i gangli si infiacchiscono,
come bovi canuti all’aratura e non più quando è notte.
Alle mie spalle splendono due ali.
Nella festa, candela mi sono consumato.
All’alba raccogliete la mia disciolta cera
e lì leggete chi piangere,
di cosa andar superbi,
come donando l’ultima porzione di letizia.
Morire in levità
e al riparo d’un tetto di fortuna.
Accendersi postumi
come una parola»

(A. Tarkovskij, Morire in levità)

domenica 25 novembre 2018

Rien Va!

“…E’ difficile credere seriamente che un caso (che è sempre e tuttavia un accadimento) sia casuale, o insomma credere seriamente al caso. Pel semplice fatto che una cosa accade non può essere casuale… Ma qualcuno ha inventato il caso e tutti i pensanti lo hanno accettato: anche coloro che mostrano di rifiutarlo quale ordinatore o disordinatore dell’universo lo ammettono poi implicitamente in ogni momento della loro giornata. Di vero non v’è se non che lo spirito giace eternamente in catene, poco importa da chi forgiate”
Tommaso Landolfi